Parte della mia giornata lavorativa odierna è stata impiegata nel raccontare tra le cinque e le sette volte, a persone diverse, con diversi mezzi di comunicazione - telefono email voce - la seguente storiella:
Kri Kri sta attaccando un quadro al muro
perché sua moglie vuole che
la casa sia bella, visto che deve
venire in visita la vecchia zia.
Purtroppo, nel piantare il chiodo, Kri Kri ruzzola giù dalla scala e
si fa male: gli viene il colpo della strega.
Da quel momento in poi cammina piegato in due, combinando
un sacco di disastri. Sarà proprio la vecchia zia a sistemare la
situazione, dando a Kri Kri un gran calcione nel
sedere che lo rimetterà in sesto.
Dalle cinque alle sette volte. Il film era Het spit van Patachon, che in italiano sarebbe qualcosa tipo La lombosciatalgia di Kri Kri, ho ritrovato il titolo. Per un attimo, oggi ho ascoltato me stessa parlare: seria e concentrata, telefonavo a una cineteca italiana "...e quindi la vecchia dà un calcio nel sedere a Kri Kri e lui torna dritto".
E questo è il motivo per cui mio padre si stupisce per il pressappochismo con cui rispondo alla domanda "cosa hai fatto oggi?"
Io sono contenta, però, che l'operazione riuscita di ernia del disco L4-L5 sta al neurochirurgo come la lombosciatalgia di Kri Kri sta a me.
C'è anche da dire che ravanare negli archivi ti offre una panoramica con effetto chiarificatore, che ti porta a comprendere quanto profonde siano le radici della cinematografia italiana e quanto saldo e mai interrotto sia il filo che collega, sebbene con andamento carsico, il muto italiano a De Sica figlio.
Ecco qualche titolo.
La bambola consolatrice, Cines 1910
Non è, come potrebbe apparire ad una prima occhiata, la storia d'amore impossibile tra un uomo e la sua bambola gonfiabile di nome Cettina. E' la storia di due bambine che si litigano una pupattola.
La canna di papà, Itala Film 1910
Non è, come potrebbe apparire ad una prima occhiata, una storia di tossicodipendenza in famiglia ed emarginazione, nella quale un povero bambino viene separato dai genitori e affidato ai servizi sociali per colpa di una perfida e bigotta maestra che gli ha trovato uno spinello in tasca. E' la storia di un marmocchio che se ne va a spasso col bastone da passeggio del padre, con il quale alla fine verrà picchiato non si sa bene per quale ragione.
Papà mio, mi piaccion tutti! Film d'arte italiana 1918
Non è, come potrebbe apparire ad una prima occhiata, la storia della figlia del dottore che, invece di fare l'amore con le tre civette sul comò, dedicava le proprie attenzioni a ben altri e meno piumati e più numerosi uccelli. E' la storia di una fanciulla che non vuol sposare.
Il fallo della nonna, Itala Film 1910
Non è, come potrebbe apparire ad una prima occhiata, la storia di una crisi da menopausa culminata nella scoperta di una sessualità altra, bildungroman di un essere umano che, vincendo i pregiudizi della società e della famiglia, impara a vincere le proprie paure . E' la storia di un tradimento in famiglia e di un vile ricatto.
Poi c'è la serie "racconti dell'orrore". Trovo questo film, il titolo è La bambola di Wanderow, 1910. Ecco la trama.
Una donna perde la figlioletta di pochi anni. Poverina. Per consolarsi e per cercare di superare il grande dolore, cosa fa: va nella foresta a prendere a mattonate le palle del marito come in "antichrist"? No. Si fa venire in casa il figlio di qualche amica alcolizzata come nei film dell'estate pomeridiana di canale5? No. Comincia a drogarsi pesantemente e finisce a letto con un cardiopatico con le sembianze di Sean Penn come in 21 grams? No. Vi arrendete? Ordina una costosissima bambola da un fabbricante di nome Wanderow.
Il giorno in cui Wanderow riceve l'ordine della signora, una delle operaie muore per un incidente sul lavoro e lascia orfana la sua piccina. Non essendoci all'epoca - ma tanto neanche adesso - una seria legislazione in merito alle morti bianche, il buon fabbricante non incorre in alcun tipo di indagine o controllo e può dedicarsi a far bene al prossimo: agguantata l'orfanella dell'operaia, la spedisce alla ricca signora e al marito che, recita il materiale pubblicitario dell'epoca, "possono così ritrovare la felicità grazie a una bambola in carne ed ossa".
E dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
lei raccolse la gonna spaziosa
e ormai persa ogni cosa
presto lo seguì
Anni fa, tipo sei anni fa, era la fine dell'estate e io ero andata nella libreria nella quale sono solita perdere il mio tempo quando è ancora troppo presto per tirare fuori qualcuno e attaccare il giro di birre. Il proprietario della libreria è un giovane sifilitico che detesta melissa P. ma mi ha confessato di aver sognato più volte di farselo succhiare da lei e di non aver affatto sofferto e/o provato vergogna in seguito alla cosa. Questo giovane sifilitico è il mio libraio da quando io ero una liceala grassa e incazzata e lui un commesso, appunto, sifilitico e proiettato verso l'esistenzialismo derivantegli, con ogni probabilità, dalla mancanza di una donna: come ho avuto modo di fargli notare, se gliene avessero data una, sarebbe diventato un fan dei libri della Littizzetto più in fretta di quanto tu possa dire solacomeungambodisedano.
Questo tizio una volte decise di scegliere alcuni libri, tipo dieci libri, di metterli su un espositore separato, e di far scrivere ai clienti più affezionati un commento di tre righe sul libro: non una recensione, un commento.
Sotto "CATTEDRALE" di Carver, era scritto:
fortemente sconsigliato agli amanti di rossi tramonti
e ai contemplatori silenziosi di stelle cadenti
E in un attimo mi apparve chiaro, oltre all'evidente genialità di quel commento in generale e applicato a cattedrale e a Carver in particolare, che io amo e amerò sempre e solo questo genere di scrittura. E questo genere di scrittori.
E questo genere di uomini.
L'unica eccezione permanente alla cosa è Capossela. E questa canzone in particolare: mi provoca un inedito esplosivo misto di rabbia e tristezza.
La sorella di E mangia solo insalata, da tre giorni. Nel senso che è qui da tre giorni. La sorella di E ha sei anni più di me.
Anche io un tempo mangiavo solo insalata e credo che, smagliature a parte, il segno di questi trascorsi alimentari creativi difficilmente si perdano per strada. Ad esempio, ti trovi ad invidiare una trentaduenne sifilitica che non ha le forze fisiche per affrontare una vita, una madre, una relazione. Nè per mandare tutto a ramengo con un po' di cognizione di causa.
Non avevo mai cucinato davanti a un'anoressica, non credo che lo farò mai più. Ancora una volta, mi sono ritrovata a guardare con sospetto la mezza patata tagliata a dadini, da mettere nel brodo: ne faccio a meno? è tutto amido, perdio! A fare avanti e indietro dal mio scomparto della credenza, indecisa se mettere o no un paio di cucchiai di semolino: che cos'è quest'orgia di carboidrati? è mica Natale! Alla fine ho messo la patata e solo un cucchiaio di semolino che ho alleggerito con piccoli colpi di coda della mia mai del tutto sopita idiozia. Nel frattempo, la sorella di E mi stava intorno e lavava e asciugava i piatti come si fa con i neonati, con la stessa cura; li lavava e asciugava e riponeva in ordine, mancava solo che mettesse il borotalco e la pasta di fissan allo zinco.
E io lo so bene cosa stava facendo: ho imparato a cucinare la maggior parte delle cose che so cucinare, proprio quando non mangiavo.
E benché io sappia che dei seni, dei fianchi, delle gambe che sono gambe a forma di gamba, fanno di me quella più attraente tra le due, non riesco in alcun modo a non invidiarla. Perché, appunto, tutto ciò non ha proprio niente a che fare con l'estetica. E nemmeno con l'etica.
E io vorrei disperatamente ritrovare da qualche parte la vigliaccheria di essere, per un altro po', coraggiosa come la sorella di E.
- Pronto?
- Ciao, ti sei svegliata?
- Più o meno
- è alta?
- no, ma stanotte era oltre 38
- stai al caldo
- sì. Tu quando vieni? Non ho niente da mangiare e a casa non c'è nessuno
- vengo non prima delle due
- ah, devi finire i disegni?
- no, ho tempo
- ah già! hai cominciato alla ***** [piccola casa di produzione]
- no, veramente lì comincio domani. E siccome da domani sarò impegnato
vado in cineteca a guardarmi un film, non so se Bresson o Preminger.
Credo che finirò verso le due, forse qualcosa in più.
- ah
- ti serve qualcosa?
- come ti dicevo: non ho niente da mangiare
- vuoi una pizza? però appunto, non arrivo prima delle due
- sì, ho capito. Portami qualcosa per fare il brodo di pollo.
- cioè il dado?
- ...
- il dado va bene?
- sì.
- ok, scappo altrimenti mi danno la postazione video di merda.
Ci vediamo appena finisco di vedere il film
- sì, ciao
Certo, se morissi di febbre - come credo di stare facendo - sarebbe un grosso passo indietro per l'umanità
Eccomunque, io credo di capire gli uomini: dico davvero.
Per una serie di preoccupanti ragioni.
- Per quanto mi riguarda, un mancato svenimento con relativa totale perdita di coscienza post coitum è non solo incomprensibile ma anche offensivo.
- Se fumassi, fumerei anche durante e non solo dopo.
- Io non sono capace di avere la febbre: mi lamento come se avessi una colica renale contestualmente ai dolori di un parto gemellare.
E comunque, morire di consunzione è sempre stato il mio sogno. Certo, il top sarebbe avere qualcuno che mi canti Parigi, oh cara mentre esalo l'ultimo respiro invece che Poison di Alice Cooper.
Ho comprato American Gods di Neil Gaiman, che è un librone. E ho pensato che ci metterò mesi a finirlo, visto l'attuale momento della mia personale biografia. Credo che Odino - da qualche parte nel Winsconsin, stando alla tesi del buon Neil - mi abbia sentita.
La mia coinquilina L ascolta ininterrottamente questa canzone da circa trenta minuti.
Ininterrottamente.
Mi viene voglia di essere gentile con lei domani: svegliarmi, andare in cucina, prendere la moka e chiudermi in bagno con la moka; riempire la moka di inediti contenuti e poi tornare in cucina, caricare il caffè e chiudere. Quindi, lasciare su un post-it con L, tesoro: è solo da mettere sul fuoco.
Poi volevo dire questa cosa, ci tengo a fare questa dichiarazione. Io odio, veramente, odio che quando ci sono più di due o tre pugliesi in una stanza o una piazza o un locale, e quando questi pugliesi hanno accesso in qualsivoglia modo a un qualsivoglia strumento di riproduzione audio sia esso analogico o digitale, TUTTI si debba irrimediabilmente ascoltare la-cazzo-di-PIZZICA.
Io odio questa cosa, mi fa venire le bolle sul collo. Basta con la dittatura della pizzica, basta! Io non ho nulla contro i pugliesi nè contro la pizzica, nulla di personale se non i miei gusti, appunto, personali. Possiamo relativizzare la pizzica, per favore? Possiamo non renderla così necessaria alla riuscita di ogni buona festa del cazzo, locale con birra economica et similia? Grazie!
Ora, se volete scusarmi, vado a incipriarmi il naso.
Pare che l'idillio tra me e il bidet sia destinato a finire.
Ieri si fa un tema, lo si consegna alle ore tredici. Si fuma una sigaretta e chi, come me non fuma, si concede una ulteriore chance di cancro causato da ragioni ludico-sociali. Mentre si sta lì a sfumacchiare, si vedono i tre - uno, due, tre - cazzinelsensodimembri della commissione uscire dal dipartimento per andare a pranzo. Sembrano non recare in mano buste gialle anonime con dentro temi anonimi e con anche dentro buste bianche contenenti un prezioso e segretissimo foglietto col nome che ppercaritàppercarità devono essere sigillate benbeninbenino, assicuratevene bene! E NON fate nessun segno sul foglio altrimenti non ve lo correggiamo perché la correzione deve essere anonima perché, signore e signori, è un concorso pubblico.
UH!
UH!
UH!
Si va mangiare in un bar lì vicino.
Si esce dal bar che sono quasi le due.
Si passa accidentalmente davanti a un altro bar che è molto vicino al dipartimento, si avvistano dentro i tre cazzinelsensodimembri della commissione, intenti a cibarsi di cibi biologici e caffè equosolidale e vino rosso cileno.
Sono, dicevamo, quasi le due.
La media è di tre facciate a tema.
Un paio d'anni fa, io e una trentina di altre pulci del circo di pulci facemmo un esame scritto preludio di un esame orale. Avemmo i risultati dopo un mese e qualche giorno.
Alle cinque e mezza del pomeriggio, un foglio dattiloscritto con i tredici eletti viene affisso in portineria.
Un record!
Ovviamente i nomi erano noti.
Io non capisco perchè i miei compagni pulci, acrobati anche loro di questo circo di pulci, si siano scandalizzati: io so bene che se ci fosse stato il mio personale cazzonelsensodimembro all'interno della commissione, io sarei passata e avrei anche ottenuto la borsa.
E me la merito, perché io sono molto brava. Molto più di molti altri.
Che poi è la stessa cosa che pensa chi è passato oggi.
E fa bene a pensarlo, anche se non è vero.
Quindi io non ci trovo proprio nulla di strano, nè di sbagliato.
Quello che francamente non capisco è la ragione di questa pretesa, tutta itagliana da itaglietta piccolapiccola, di fare del phd un concorso pubblico quando tutti sanno che così non è. E non è neanche giusto che lo sia, secondo me. Perché dovrebbe esserlo?
E allora, se ci si rende conto che una assegnazione ad personam è la cosa migliore e ce ne si rende talmente tanto conto che la si attua nella prassi: perchè non chiamare le cose col loro nome una volta per tutte? All'estero il phd te lo propongono, non ci sono concorsi. Ci sono colloqui, curricula esaminati e progetti di ricerca discussi.
E, certo, può capitare che vinca quella o quello che fa il pompino migliore...ma tanto il concorso pubblico non mi sembra certo, o almeno non fino ad ora, un muro inespugnabile nè un infallibile antidoto per questa come per altre eventualità.
E comunque è un talento anche quello.
E comunque l'impegno va premiato.
No, ragioniamo.
Stanotte ho sognato che c'era tanto freddo e tanto umido. Effettivamente, l'aria di Amsterdam talvolta è talmente fredda e umida che invece della crema idratante dovresti mettere il grasso di foca. Ma comunque. C'era tanto freddo e umido, talmente tanto freddo e umido che sugli alberi...beh ecco, gli alberi continuavano a essere gialli, gialli come sono gialli lassù. Gialli come sono gialli anche quelli del viale che ospita la mia stanza bolognese part-time. Ma gialli non di foglie: di funghi. Erano pieni, grondanti grossi funghi con un largo cappello giallognolo, più pesanti delle foglie ma presenti come se fossero foglie. E io guardavo a bocca aperta e pensavo a cosa sarebbe accaduto quando fossero caduti giù, come foglie. Era un sogno piuttosto bello.
Oggi torno dalla dottofarsa e becco la coinquilina part-time L.
L ha uno sconfinato talento a camminare sui tacchi. E credo basta più.
L mi ha chiesto come fosse andata, nel frattempo trafficava in bagno picchiettandosi il musetto col fondotinta e a un certo punto - tracchete! - si è calata le braghe e ha fatto pipì davanti a me.
Io sono sicuramente una donna repressa, va bene? ma non pisciate davanti a me, per cortesia.
Qualche ora dopo, io sto facendo una sana e borghesissima doccia italiana, in un bagno che non è gelido e con un flusso d'acqua adeguato. Ok, ci metto tanto. Toc toc toc. Chi è? possentrarescusèunemergenza! click. nontiguardonontiguardonontiguardo. Ma no L, figurati: la passera è uguale per tutti. Scusascusascusa sono in ritardo e devo lavarmi i denti, anzi giaccheccisono faccio pipì...ma non ti guardo. Ma no L, se vuoi per fare pari ti guardo io. ah-ah-ah
MJC nella casa di lesbo, restate sintonizzati.
Signore e signori, qualche estratto dal tema del mio esame di ammissione al dottorato che ho fatto solo per non precludermi l'ipotesi di poter utilizzare un bidet per altri tre anni e derubare altresì lo stato - che è minuscolo in quanto participio - di mille euri al mese che per tre anni e più i soldi della borsa di studio per le ricerche finali fa quasi 40mila.
Che è veramente un bel furto per una piccoletta come me.
Dicevamo, ecco qualche estratto.
- Più realista del Re e più cattolico del Papa
- Il che non ha il minimo senso. Appunto.
- Non è detto che il soggetto debbano continuare a essere le onde [dei Lumière n.d.r.] a meno che le suddette onde non siano quelle del destino
- premessa ontologica al più assoluto nulla
- Altrimenti non ci sarebbe questa moda di raccontare il crollo del sogno sovietico attraverso il primo piano di un feto abortito sul pavimento di un bagno in Romania. Il che sarebbe un peccato.
Sono riuscita a non citare Metropolis e L'uomo che ride nemmeno una volta, il che mi rende fiera di me perché significa che di tanto in tanto domino le mie compulsioni. Stavo per dimenticarmi di citare Freaks, ma ci sono riuscita in corner.
La mia compagna di banco occasionale ha fatto un tema sul grande fratello mood.
Purtroppo ho appreso la cosa solo una volta uscita dall'aula, ora dovrò espiare il rimorso di non aver ceduto alla tentazione di infilare nel discorso il mio filosofo contemporaneo preferito, che poi è daria morgendorffer:
Temo che mettersi a lanciare
bombe a mano
potrebbe essere interpretato
come un segno
di maleducazione